Tra "lacune di luogo" e "iperspazi": poesia, percezione e immaginario in Andrea Zanzotto.

Catulini, Daria (2018) Tra "lacune di luogo" e "iperspazi": poesia, percezione e immaginario in Andrea Zanzotto., [Dissertation thesis], Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Dottorato di ricerca in Culture letterarie e filologiche, 30 Ciclo. DOI 10.6092/unibo/amsdottorato/8658.
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Abstract

Il titolo di questo lavoro, prendendo spunto da un verso tratto dalla raccolta La Beltà e alludendo a una mancanza («lacune di luogo»), intende darsi come dimostrazione di quella idea di negatività messa in luce da Agamben. Sin da subito, quando si studia la poesia di Andrea Zanzotto, ci si trova a dover affrontare una vera e propria topologia dell’irreale, che rende vani i tentativi di impiegare categorie come quelle di Natura o di paesaggio, da sempre considerati peraltro come i topoi prediletti dal poeta. Se da una parte Zanzotto dichiara costantemente l’inappropriabilità della “Cosa”, sia essa il paesaggio o l’essenza della lingua, dall’altra egli si ostina ad indicare la presenza di un reale non pienamente assimilabile al linguaggio.

Abstract
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Catulini, Daria
Supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
30
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
spazialità, poesia italiana, Zanzotto, immaginario,
URN:NBN
DOI
10.6092/unibo/amsdottorato/8658
Data di discussione
15 Maggio 2018
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