Parroco, Vittoria
(2026)
Le catene globali del valore e la dimensione giuslavoristica della due diligence nel paradigma normativo dell'Unione Europea, [Dissertation thesis], Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Dottorato di ricerca in
Diritto europeo, 38 Ciclo.
Documenti full-text disponibili:
![Parroco_Vittoria_tesi.pdf [thumbnail of Parroco_Vittoria_tesi.pdf]](https://amsdottorato.unibo.it/style/images/fileicons/application_pdf.png) |
Documento PDF (Italiano)
- Accesso riservato fino a 1 Febbraio 2029
- Richiede un lettore di PDF come Xpdf o Adobe Acrobat Reader
Disponibile con Licenza: Salvo eventuali più ampie autorizzazioni dell'autore, la tesi può essere liberamente consultata e può essere effettuato il salvataggio e la stampa di una copia per fini strettamente personali di studio, di ricerca e di insegnamento, con espresso divieto di qualunque utilizzo direttamente o indirettamente commerciale. Ogni altro diritto sul materiale è riservato.
Download (2MB)
| Contatta l'autore
|
Abstract
L’evoluzione dei processi economici raramente si accompagna ad un pari ripensamento delle strutture giuridiche e questo disallineamento facilita l’abuso da parte degli agenti economici degli istituti e degli strumenti predisposti dal diritto. In quest’ottica, esemplare è il fenomeno delle catene globali del valore, la cui potenza è tale da governare di fatto il sistema economico e giuridico non solo dei Paesi di Global North, dove ha avuto i natali, ma anche e soprattutto dei Paesi di Global South, dove si è gradualmente spostata la produzione. Tutte le branche del diritto si sono trovate coinvolte nello studio di questo fenomeno ma non sarebbe azzardato affermare che è il settore giuslavoristico ad esserne stato più gravemente colpito. Gli intensi ritmi produttivi, favoriti dalle pressioni capitaliste, hanno infatti presto condotto alla perpetrata violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati lungo gli anelli di queste catene. La crescente consapevolezza della società civile rispetto alle precarie condizioni di lavoro sussistenti nelle GVC, note e tollerate dalle società leader, ha presto condotto all’intervento dei legislatori dei Paesi di Global North. In questo senso, fondamentale è stata la riscoperta del “dovere di diligenza” quale espediente giuridico capace di favorire la convergenza degli interessi societari con la tutela dei diritti umani e dei lavoratori. Sebbene la prospettiva sociale del dovere di diligenza sia stata dapprima teorizzata nelle fonti di soft law del diritto internazionale, è all’interno della legislazione europea che essa assume i connotati di obbligo di condotta giuridicamente vincolante per le società attive nel Mercato Unico. Attraverso la Direttiva 2024/1760, il legislatore europeo ha riscritto il paradigma della sostenibilità delle condotte societarie.
È, dunque, opportuno interrogarsi sulle prospettive di tutela avanzate da questo testo legislativo e sulla potenziale effettività delle disposizioni ivi contenute, specie in vista della loro estensione applicativa extraterritoriale.
Abstract
L’evoluzione dei processi economici raramente si accompagna ad un pari ripensamento delle strutture giuridiche e questo disallineamento facilita l’abuso da parte degli agenti economici degli istituti e degli strumenti predisposti dal diritto. In quest’ottica, esemplare è il fenomeno delle catene globali del valore, la cui potenza è tale da governare di fatto il sistema economico e giuridico non solo dei Paesi di Global North, dove ha avuto i natali, ma anche e soprattutto dei Paesi di Global South, dove si è gradualmente spostata la produzione. Tutte le branche del diritto si sono trovate coinvolte nello studio di questo fenomeno ma non sarebbe azzardato affermare che è il settore giuslavoristico ad esserne stato più gravemente colpito. Gli intensi ritmi produttivi, favoriti dalle pressioni capitaliste, hanno infatti presto condotto alla perpetrata violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati lungo gli anelli di queste catene. La crescente consapevolezza della società civile rispetto alle precarie condizioni di lavoro sussistenti nelle GVC, note e tollerate dalle società leader, ha presto condotto all’intervento dei legislatori dei Paesi di Global North. In questo senso, fondamentale è stata la riscoperta del “dovere di diligenza” quale espediente giuridico capace di favorire la convergenza degli interessi societari con la tutela dei diritti umani e dei lavoratori. Sebbene la prospettiva sociale del dovere di diligenza sia stata dapprima teorizzata nelle fonti di soft law del diritto internazionale, è all’interno della legislazione europea che essa assume i connotati di obbligo di condotta giuridicamente vincolante per le società attive nel Mercato Unico. Attraverso la Direttiva 2024/1760, il legislatore europeo ha riscritto il paradigma della sostenibilità delle condotte societarie.
È, dunque, opportuno interrogarsi sulle prospettive di tutela avanzate da questo testo legislativo e sulla potenziale effettività delle disposizioni ivi contenute, specie in vista della loro estensione applicativa extraterritoriale.
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Parroco, Vittoria
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
Dovere di diligenza; catene globali del valore; sostenibilità; diritti fondamentali sul lavoro; Unione Europea
Data di discussione
26 Marzo 2026
URI
Altri metadati
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Parroco, Vittoria
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
Dovere di diligenza; catene globali del valore; sostenibilità; diritti fondamentali sul lavoro; Unione Europea
Data di discussione
26 Marzo 2026
URI
Gestione del documento: