Lunetta, Francesco
(2026)
Valutazione epidemiologica della resistenza a farmaci anti-leishmania in cani italiani affetti da leishmaniosi, [Dissertation thesis], Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Dottorato di ricerca in
Scienze veterinarie, 38 Ciclo.
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Abstract
La leishmaniosi, patologia in cui il cane funge da serbatoio zoonotico per Leishmania infantum nell’area mediterranea, pone sfide terapeutiche per la disponibilità limitata di opzioni farmacologiche e per l’emergere di ridotta suscettibilità ai farmaci. La selezione di ceppi poco sensibili ai farmaci risulta preoccupante in ottica One Health: il ruolo del cane e l’insorgenza di fenomeni di farmacoresistenza in questa specie risulta essere ancora poco caratterizzato. In questo contesto, collegare la suscettibilità in vitro con gli esiti clinici della malattia è cruciale per guidare decisioni terapeutiche. In questo studio è stata analizzata la resistenza in vitro (concentrazione inibente 50%, IC50) in 30 isolati di L. infantum in forma di promastigote, ottenuti da 26 cani italiani con leishmaniosi, testati verso cinque farmaci di interesse clinico (composti antimoniali, miltefosina, amfotericina B, pentamidina, allopurinolo). Le distribuzioni di IC50 sono risultate eterogenee per tutti i composti: in particolare l’allopurinolo ha mostrato una variabilità più marcata. Rispetto al ceppo di referenza canino JPCM5, una notevole percentuale di isolati mostrava valori di IC50 superiori. Non sono emerse associazioni solide tra la suscettibilità in vitro e le caratteristiche clinico-patologiche dei cani con leishmaniosi al momento dell’isolamento. Il tempo intercorso tra l’isolamento/trattamento e la recidiva della malattia ha mostrato correlazioni con la funzionalità renale e lo stadio LeishVet (recidive più brevi in cani con ridotta funzionalità renale e in stadi LeishVet avanzati). Nella casistica analizzata la ridotta suscettibilità in vitro si configura come fenomeno variabile per i cinque composti farmacologici testati, senza pattern clinici e clinico-patologici univoci ma con chiari legami prognostici tra la recidiva e la funzionalità renale dell’ospite. L’uso del ceppo di riferimento JPCM5 rimane utile per l’inquadramento comparativo per la suscettibilità ai farmaci, nonostante il suo solo utilizzo risulti insufficiente per definire la rilevanza clinica di resistenza nei cani con leishmaniosi.
Abstract
La leishmaniosi, patologia in cui il cane funge da serbatoio zoonotico per Leishmania infantum nell’area mediterranea, pone sfide terapeutiche per la disponibilità limitata di opzioni farmacologiche e per l’emergere di ridotta suscettibilità ai farmaci. La selezione di ceppi poco sensibili ai farmaci risulta preoccupante in ottica One Health: il ruolo del cane e l’insorgenza di fenomeni di farmacoresistenza in questa specie risulta essere ancora poco caratterizzato. In questo contesto, collegare la suscettibilità in vitro con gli esiti clinici della malattia è cruciale per guidare decisioni terapeutiche. In questo studio è stata analizzata la resistenza in vitro (concentrazione inibente 50%, IC50) in 30 isolati di L. infantum in forma di promastigote, ottenuti da 26 cani italiani con leishmaniosi, testati verso cinque farmaci di interesse clinico (composti antimoniali, miltefosina, amfotericina B, pentamidina, allopurinolo). Le distribuzioni di IC50 sono risultate eterogenee per tutti i composti: in particolare l’allopurinolo ha mostrato una variabilità più marcata. Rispetto al ceppo di referenza canino JPCM5, una notevole percentuale di isolati mostrava valori di IC50 superiori. Non sono emerse associazioni solide tra la suscettibilità in vitro e le caratteristiche clinico-patologiche dei cani con leishmaniosi al momento dell’isolamento. Il tempo intercorso tra l’isolamento/trattamento e la recidiva della malattia ha mostrato correlazioni con la funzionalità renale e lo stadio LeishVet (recidive più brevi in cani con ridotta funzionalità renale e in stadi LeishVet avanzati). Nella casistica analizzata la ridotta suscettibilità in vitro si configura come fenomeno variabile per i cinque composti farmacologici testati, senza pattern clinici e clinico-patologici univoci ma con chiari legami prognostici tra la recidiva e la funzionalità renale dell’ospite. L’uso del ceppo di riferimento JPCM5 rimane utile per l’inquadramento comparativo per la suscettibilità ai farmaci, nonostante il suo solo utilizzo risulti insufficiente per definire la rilevanza clinica di resistenza nei cani con leishmaniosi.
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Lunetta, Francesco
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
leishmania, leishmaniosi, leishmania spp., farmacoresistenza, allopurinolo, miltefosina, amfotericina, pentamidina, composti antimoniali, cane, italia, emilia romagna
Data di discussione
20 Marzo 2026
URI
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Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Lunetta, Francesco
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
leishmania, leishmaniosi, leishmania spp., farmacoresistenza, allopurinolo, miltefosina, amfotericina, pentamidina, composti antimoniali, cane, italia, emilia romagna
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20 Marzo 2026
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