Beccari, Paolo
(2026)
La tutela penale della liberta di espressione nello spazio digitale: il ruolo degli Internet Service Providers nella moderazione dei contenuti illeciti online, [Dissertation thesis], Alma Mater Studiorum Università di Bologna.
Dottorato di ricerca in
Scienze giuridiche, 38 Ciclo.
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Abstract
«Da responsabili per niente a responsabili per tutto». Così potrebbe compendiarsi il passaggio – nell’arco di qualche decennio – dalla neutralità alla discrezionalità nella moderazione dei contenuti da parte degli Internet Service Providers, intervenuti nel dibattito online quando il “monadismo” degli utenti è divenuto “nomadismo” delle libertà, prive di vero ancoraggio e tutela penale. All’immunità assoluta di tali prestatori per contenuti illeciti pubblicati dagli utenti, consacrata per legge dalla “storica” Section 230 statunitense, si è contrapposta un’inedita stagione di regolamentazioni dello spazio digitale, in particolare europeo, dove una serie di articolati obblighi di compliance ha finito per insidiare, nell’interventismo delle piattaforme, quella libertà di espressione il cui ruolo esorbitante si era fin lì cercato di limitare. Dalla NetzDG, approvata in Germania nel 2017, al Digital Services Act, introdotto dall’Unione europea nel 2023, i nuovi standards di tutela – assistiti da elevatissime sanzioni – si sono rivelati eccessivamente ampi e indeterminati, causando incertezze sulla nozione di contenuto illecito online e dando maggior spazio agli standards privati delle piattaforme, non meno insidiosi nel configurare un autentico “potere censorio” sulla manifestazione del pensiero online. Così, come l’ancor più recente modello del Regno Unito pare suggerire, è apparsa evidente la necessità di nuovi modelli di “compliance integrata” nel mutuo coinvolgimento di autorità pubbliche, gestori privati e utenti nello spazio digitale, dando più solide fondamenta alle decisioni delle piattaforme e maggiore conoscibilità degli illeciti penali sul Web. Nel tracciare il percorso dalla deregulation alla content moderation, nello studio dei paradigmi di responsabilità e nella fondamentale premessa sul ruolo della libertà di espressione online, il cui indispensabile “punto di rottura” non può certo divenire un “punto di censura”, il presente lavoro intende offrire una prospettiva originale, muovendo da un diritto penale in dialogo con le altre Scienze giuridiche e attento alla realtà del suo tempo.
Abstract
«Da responsabili per niente a responsabili per tutto». Così potrebbe compendiarsi il passaggio – nell’arco di qualche decennio – dalla neutralità alla discrezionalità nella moderazione dei contenuti da parte degli Internet Service Providers, intervenuti nel dibattito online quando il “monadismo” degli utenti è divenuto “nomadismo” delle libertà, prive di vero ancoraggio e tutela penale. All’immunità assoluta di tali prestatori per contenuti illeciti pubblicati dagli utenti, consacrata per legge dalla “storica” Section 230 statunitense, si è contrapposta un’inedita stagione di regolamentazioni dello spazio digitale, in particolare europeo, dove una serie di articolati obblighi di compliance ha finito per insidiare, nell’interventismo delle piattaforme, quella libertà di espressione il cui ruolo esorbitante si era fin lì cercato di limitare. Dalla NetzDG, approvata in Germania nel 2017, al Digital Services Act, introdotto dall’Unione europea nel 2023, i nuovi standards di tutela – assistiti da elevatissime sanzioni – si sono rivelati eccessivamente ampi e indeterminati, causando incertezze sulla nozione di contenuto illecito online e dando maggior spazio agli standards privati delle piattaforme, non meno insidiosi nel configurare un autentico “potere censorio” sulla manifestazione del pensiero online. Così, come l’ancor più recente modello del Regno Unito pare suggerire, è apparsa evidente la necessità di nuovi modelli di “compliance integrata” nel mutuo coinvolgimento di autorità pubbliche, gestori privati e utenti nello spazio digitale, dando più solide fondamenta alle decisioni delle piattaforme e maggiore conoscibilità degli illeciti penali sul Web. Nel tracciare il percorso dalla deregulation alla content moderation, nello studio dei paradigmi di responsabilità e nella fondamentale premessa sul ruolo della libertà di espressione online, il cui indispensabile “punto di rottura” non può certo divenire un “punto di censura”, il presente lavoro intende offrire una prospettiva originale, muovendo da un diritto penale in dialogo con le altre Scienze giuridiche e attento alla realtà del suo tempo.
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Beccari, Paolo
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
Diritto penale, Internet Service Providers, net neutrality, content moderation, libertà di espressione, Section 230, Digital Services Act, NetzDG, contenuti illeciti, sanzioni, legal standards, policy standards, Online Safety Act, compliance integrata
Data di discussione
10 Aprile 2026
URI
Altri metadati
Tipologia del documento
Tesi di dottorato
Autore
Beccari, Paolo
Supervisore
Co-supervisore
Dottorato di ricerca
Ciclo
38
Coordinatore
Settore disciplinare
Settore concorsuale
Parole chiave
Diritto penale, Internet Service Providers, net neutrality, content moderation, libertà di espressione, Section 230, Digital Services Act, NetzDG, contenuti illeciti, sanzioni, legal standards, policy standards, Online Safety Act, compliance integrata
Data di discussione
10 Aprile 2026
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